L'ultimo articolo di Gadler
E' recentemente scomparso il noto giornalista e scrittore trentino Diego Gadler, decano dei professionisti trentini. Vogliamo ricordarlo pubblicando il suo ultimo scritto, che aveva proposto al giornale sulla figura dell'artista Livio Benetti, suo am!co carissimo, anch'egli morto recentemente.
di Diego Gadler
"Non è facile scrivere di un artista che si è conosciuto nella vita, nella citta di Trento, in cui anche lui è nato, di cui si conoscono la serietà congenita,le aspirazioni trasparenti e genuine che del resto sempre si leggevano nel suo volto simpatico, nella sua dialettica asciutta e sicura ma regolata sempre, come per lui dono innato di misura...
Questo era Livio Benetti che quando incontravo per le strade della nostra Trento volentieri mi parlava dei suoi programmi per il futuro ch'egli affrontava con non so quale rasserenante fiducia che era in lui e riposava nel segreto del suo animo sereno e forte, col quale riusciva ad affrontare e risolvere i disparati problemi che fin dall'inizio della sua carriera di artista gli si erano presentati.
Questo era Livio, come l'ho conosciuto e stimato nella nostra Trento... Poi accadde che la Valtellina ce lo portò via: ma la Valtellina è innocente; fu lui che vinse un concorso nazionale, venendo assegnato a Sondrio. Da quel momento i nostri incontri divennero rari.
Egli fece si delle capatine a Trento, ma sempre, penso, perchè costrettovi da necessità pratiche, relative all'opera sua; mentre io, saputo tardi e con dolore intenso e stupefatto della sua scomparsa, immerso nella mia consueta operosità giornalistica e letteraria, non andai in Valtellina una sola volta e questo fatto lo sentii come una colpa; ma tale non era, data la sua vigoria e la sua tempra, la sua indole sicura, decisa, ardita, non pensavo che se ne andasse così presto.
E proprio perchè l'ho sempre avuto in cuore e stimato, è assai difficile scrivere di lui che così bene avevo conosciuto in tempi remoti. Per chi rimane Livio Benetti non è scomparso, perchè continua a vivere in noi come allora.
Conoscendo poi la sua fede genuina e profonda, senza ombre e dubbiezze di sorta, alla notizia grave, subito lo immagino percorrere i viali del sovrasensibile, libero da gravami terreni e forse senza rimpianto per la vita percorsa su questa terra.
Ma come oso avventurarmi su questo terreno arduo e impervio che non conosco, che nessuno conosce...
E' solo una divagazione involontaria. Piuttosto dovrò osservare che, per dire di Benetti e dell'opera sua, basterebbe citare le varie espressioni critiche che possono aiutare la memoria... Non si sa dove prendere, tanta è la profluvie delle presenze critiche che lo accompagnarono sempre, fin dagli inizi del suo lavoro.
Si sarebbe detto ch'egli era nato per la lotta, una lotta però fatta per necessità umana e consapevole e senza albagia, come chi sa di valere e vuole per sè il dovuto, ma non sbandiera mai il proprio merito.
Infatti le tappe della sua vita dimostrano ampiamente questa coerenza: non si lasciò mai prendere dal risentimento e dall'animosità non perdendo così mai il senso pacato del giudizio.
No, non abbisogna di uno scandaglio per conoscere Livio Benetti, specie per chi ebbe a conoscerlo e frequentarlo fino negli anni giovanili, anni che sempre, nell'uomo come nell'artista sono determinanti sì come, per il ferro rovente i primi ben assestati colpi di maglio".


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